Recensione ‘Sussurri’ di Antonio Nunziante

In questo pomeriggio uggioso, in cui il sole sembra essersi dimenticato di tutti – persino di noi #cartivori – sento il bisogno di entrare nella parte più oscura e perversa delle mie letture del mese di gennaio. Per chi mi segue in instangram, forse, sarà chiaro di chi sto parlando. Anzi, di cosa!

Qualche giorno fa ho concluso la lettura della raccolta di racconti ‘Sussurri’ di Antonio Nunziante, uno scrittore emergente che nel web si fa conoscere con lo pseudonimo di Dottor Notte.

Mi sembra chiaro che già il nome sia tutto un programma, non credete?

Vi cito cosa ha come presentazione nella sua pagina instangram:

 

“Accomodati! E non curarti delle grida. Sono gli altri pazienti. Lo studio del dottor Notte è aperto. Check below.”

 

L’oscurità attira sempre miriadi di libromani, siete tra coloro che decideranno di seguirlo e immergersi nelle sue letture?

Secondo me sì *-*

 

Titolo: ‘Sussurri’

Autore: Antonio Nunziante

Genere: Raccolta di racconti horror

Caratteristiche: ebook – cartaceo – 106 pp.

Trama: “Perché scrivo storie macabre? Perché ne ho un disperato bisogno. Il mostro alle mie spalle vuole che lo faccia… E lo amo per questo.” Una ripugnante donna che ha fame del dolore altrui, una dolce bambina autistica che canta una canzone, un padre morente infermo nel letto, un assassino che riceve l’ennesimo incarico di morte, una pietra dai poteri portentosi ed una coppia di genitori martoriati dal dolore per la perdita del proprio figlio. Sei brevi racconti imbevuti di orrore. Sei storie per chi, dopo aver spento la luce, fa fatica a convincersi che quelli che ha sentito dal corridoio non sono passi, ma il frutto della propria immaginazione.

 

Recensione Tanosa:

 

Veniamo ora alla recensione e al mio consiglio.

Sono stata immediatamente colpita e afferrata dalle storie di ‘Sussurri’.

I sei racconti pubblicati dall’autore hanno la capacità di portare il lettore lontano dal luogo in cui sta leggendo e di trasportalo nel mondo dei personaggi di cui si sta narrando. Lo sanno fare con maestria e scorrevolezza.

Non vi mentirò, all’interno dell’ebook – sì ho letto in versione digitale – sono stata sul punto di ridere, di sorridere, di tremare di paura e di concentrarmi per capire la caratterizzazione, soprattutto psicologica, che l’autore ha dato ai personaggi.

Questo perché mi è venuto spontaneo cercare di entrare il più possibile nella storia e ora mi sto chiedendo: se Antonio Nunziante ha catturato la mia attenzione in dei racconti che, come dice la parola stessa sono piuttosto corti, che cosa riuscirebbe a fare con un romanzo?

Spero che legga questa recensione e che gli serva da monito per scrivere, scrivere e ancora scrivere.

Parliamo ora di quelle cose che sono un po’ più tecniche: la copertina è stata realizzata da lui e queste forme un po’ geometriche ma allo stesso tempo spaventose, che tra l’altro ho scoperto piacermi parecchio, sono indice di ciò che troveremo nella storia; la divisione dei racconti è ben netta e ognuno di questi ha come principio una citazione, le quali sono sempre in linea con il tema della storia, e lo stile è già maturo per far sì che io non mi soffermi su sviste eventuali.

Quando sono giunta all’ultimo racconto ero basita!

Ero riuscita a centillenare i racconti grazie a / per colpa del mio studio, ma so che in tempi di lettura sono stata veramente veloce  e questa cosa ha fatto sì che una volta accortami di essere arrivata all’ultimo racconto, io fossi triste.

La prova!

 

 

Ho, come penso sia normale, un racconto che secondo me batte tutti gli altri, ma qui sotto vi parlerò di ben tre racconti – senza spoiler – dicendo cosa mi è piaciuto, lasciando la bomba per ultima!

Meccanismi -> Di questo racconto potete già sapere che sarà l’ultimo che incontrerete nella raccolta (dalla foto qui sopra) e leggendolo ammetto con voi di aver sentito mille brividi passarmi sulla schiena. È una storia toccante, con un pizzico (mooolto grande) di follia, quella follia che nasce dalla perdita di qualcosa di veramente imporante, no, essenziale. Perdita, pazzia e sensi di colpa, questi sì che formano un cocktail micidiale.

 

La Canzone di Tabitha -> Con questo racconto l’autore ha saputo mischiare una parvenza di normalità – che per quanto triste si avverte all’inizio della storia – a un finale rasente l’impossibile, mai da sottovalutare o da credere tale. È in quel momento che ti afferra e stritola!

 

E, ora, rullo di tamburi.

 

Elephant Hill -> So già, avendo confessato all’autore il mio amore per questo racconto, che a diversi di voi questa storia non piace molto. Invece, forse inaspettatamente, è quello che mi è rimasto più dentro tra descrizioni, paura, e colpi di paura improvvisi. All’inizio può sembrare una storia come tante, ma fidatevi, non lo è assolutamente!

 

 

Siamo giunti alla conclusione di questa recensione. Penso sia chiaro che la raccolta di racconti è stra-consigliata e che, come sempre, voglio i vostri commenti qui sotto *-*

Dovrò pur sapere se a qualcuno di voi piace così tanto Elephanti Hill come alla sottoscritta, no?

Quindi, buona lettura.

Alla prossima miei #cartivori!

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