‘L’attimo del vento’ di Andrea Valenti – Recensione

Buon pomeriggio #cartivori!

Come sapete sto organizzando dei blog tour per la casa editrici in cui ho avuto il piacere di trascorrere un periodo da tirocinante e, proprio oggi, vi svelo cosa penso di una delle sue pubblicazioni: ‘L’ATTIMO DEL VENTO’ di Andrea Valenti.

 

 

 

Caratteristiche

 

Titolo: ‘L’attimo del vento’

Autore: Andrea Valenti

Genere: di formazione

Caratteristiche: cartaceo – 66 pp.

Trama:

“Ciao Alberto, sono Giulia”. Alberto si riscosse immediatamente dal suo torpore e si mise seduto. Erano mesi che non parlava con la ex moglie: “Ciao Giulia. Dimmi.” “Si tratta di Paolo” la voce di Giulia s’incrinò. “Gli è successo qualcosa?” la voce di Alberto si affievolì. “Sì, lui e Sara” qualcosa non permetteva a Giulia di parlare e sembrava aspettare un aiuto da lui. “L’ha messa incinta?” azzardò lui. “Magari fosse questo”. “Mi vuoi dire cos’è successo? Cosa c’è di più grave a vent’anni?!” Alberto, nostro figlio si buca.” Questo è l’inizio del racconto. Poi Alberto, un giornalista bolognese di cinquant’anni, tenterà di salvare il figlio che sta sprofondando nella palude della droga standogli accanto.

 

 

Recensione TLS

 

Il romanzo si presenta come un piccolo volume di poco peso, con la copertina di un forte nero accompagnato con un giallo canarino e il titolo completamente vestito di rosso. Non fatevi ingannare dalle piccoli dimensioni perché il tema di cui tratta l’autore è si pesante e odierno.

Dipendenza da droga.

Un tema per molti scottante e pericoloso: la droga sa prenderti e portarti in un mondo lontano, ma a quale prezzo?

Ovviamente qui stiamo parlando di droghe veramente ‘sballanti’, di quelli che possono farti perdere la cognizione con la realtà, con il tuo mondo e con ciò che di importante credevi di esserti costruito nel mondo.

Alberto, il padre protagonista della storia, si trova immerso, in apnea, nella droga. Non è colpa di nessuno, solo sua. Di un gesto eclatante, plateale, in cui si è gettato per dare una lezione a suo figlio.

Paolo, il figlio, non sa come reagire a quella situazione e per un momento – per quanto sia possibile – sprofonda ancora di più nel mare di caos che si era creato attorno.

Una storia la loro da raccontare, una riflessione che nasce pagina dopo pagina, un rendersi conto che noi, nella loro stessa situazione, non avremmo saputo che amo stringere per rimanere a galla.

 

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Lo stile è molto simile a un flusso di coscienza, il romanzo breve è scritto in terza persona e i personaggi toccati non sono solo Alberto e Paolo, ma la rosa è abbastanza allargabile a tutti coloro che i due incontrano: dall’ex-moglie di uno alla findanzata dell’altro, dal datore di lavoro agli spacciatori di droga…

Le emozioni dettate dalla lettura sono pressoché sempre le stesse: preoccupazione, curiosità e una sorta di consapevolezza di ciò che l’ultima pagina ci avrebbe raccontato. Credo di non essere l’unica ad aver avuto il presagio di che cosa l’autore avrebbe narrato di Alberto. Dopotutto è stato un finale commovente e necessario.

 

A chi consiglio questa lettura?

A chi vuole riflettere leggendo, a chi non ha paura di scottarsi con dei temi così importanti e a chi non importa di indovinare che cosa succeda alla fine: consapevole che il viaggio di pensiero porta solamente lì.

Buona lettura

e

Alla prossima!

 

 

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