Benvenuti nel manicomio del Dottor Notte – incontro con l’autore

Voce fuori campo: Sono tornata sana e salva dall’incontro con Il Dottor Notte, un autore intrigante per quanto misterioso e amante del macabro.

Vi riporto la mia esperienza in prima persona, come se ancora fossi intrappolata nel suo MANICOMIO.

 

 

NARRAZIONE: Mi trovo in questo studio da un po’ ormai, sono in attesa di essere ricevuta e di poter finalmente parlare con il fantomatico Dottor Notte.

La figura che si nasconde tra i corridoi di questo manicomio mi intriga e mi incuriosisce. Forse dovrei essere spaventata, ma la mia indole di voler sapere ogni cosa è ben più forte del gelo che mi si forma nelle vene al sentire sempre nuove urla.

Faccio un giro nel suo studio mentre lo attendo, niente sembra nel posto sbagliato eppure ho come il sentore che tutto allo stesso tempo lo sia: un pc padroneggia sulla scrivania, teschi di ogni forma e grandezza sono sparsi per la stanza e una chitarra è appoggiata alla parete esattamente accanto a un grande armadio chiuso a chiave.

Un grido più forte degli altri mi fa sussultare e voltare verso la porta.

“Non si spaventi, le grida sono solo degli altri pazienti già entrati e resi succubi dalla mia penna”.

Il Dottor Notte entra professando queste parole come se fossero la cosa più normale al mondo… Mi correggo, del suo mondo.

 

1. Da quanto tempo ha aperto questo posto e imbratta le pareti con le sue storie?

Più o meno da un anno. Non ricordo una data precisa, ma ricordo che fu una necessità.  È nè più nè meno di un circuito che si accende in modo del tutto spontaneo. Prima c’era il vuoto, poi sono arrivate le storie e la consapevolezza di riuscire a raccontarle.

 

 

2. In molti hanno testimoniato che il suo lavoro si svolge per lo più di notte, quasi come se lei fosse un alleato delle forze dell’oscurità. È corretto riportare quest’informazione?

È più che altro una necessità. Non ho mai avuto il dono di riuscire ad isolarmi a dovere da quello che mi succede, e mi basta molto poco per distrarmi e concentrarmi su cose talmente stupide da farmi vergognare di averci speso tanto tempo a rimuginarci sopra. Durante la fase di scrittura, non so perché, anche la piccola macchia di vernice scrostata dal soffitto possiede un fascino maggiore di un quadro di Picasso.

 

3. Demoni, mostri, persone malefiche, assassini… Quali sono esattamente le figure del buio che dobbiamo aspettarci da lei? Sono rinchiuse nelle celle del suo manicomio, vero, ma ha mai avuto l’impulso di liberarle all’esterno? Di farci colpire da loro?

Siamo già tutti colpiti da loro. E sono tutti nostri. Qualche saggio, da qualche parte nel mondo, sicuramente avrà detto (ce n’è sempre uno che dice qualcosa del genere, mi ci gioco la testa) “anche la vita è la metafora di qualcosa.”

I miei cari “incubi” non fanno eccezione. Potrei parlare del peggiore dei mostri partoriti dalla mente del più valente degli scrittori, senza nemmeno arrivare a sfiorare l’orrido celato nella mente della persona più superficiale di questo pianeta. A quel punto diventa facile prendere quei mostri, disegnargli un contorno e farli muovere nelle mie storie. Le reazioni dei malcapitati fanno il resto. Azione, reazione.

 

4. Sono qui perché ho avuto il piacere (e la paura) di visionare alcuni dei suoi lavori, la maggior parte di noi sa che è fautore di una raccolta di racconti ‘Sussurri’ interamente sua e di una in collaborazione con un altro scrittore cioè ‘Trick or Treat’.

Quanto di lei è possibile scorgere tra le righe di queste raccolte? Cosa ha spinto un Dottore della Notte a mostrare alla Luce quanto aveva dentro, tramite i suoi racconti?

Mi muovo in un ambito in cui il più delle volte non posso “parlare di ciò che so”, perché quello di cui parlo non può esistere… spero. Quindi ciò che prende vita nelle pagine è tutto a discrezione di una parte di me che non “vive razionalmente”, e che non conosco. Non saprei quanto di me potrebbe esserci. Il più delle volte non sono consapevole di quello che sto scrivendo fino a quando un rigo non è diventato un paragrafo.

Cosa mi ha spinto? È la stessa cosa che porta i pugili sul ring: Lo fai e basta, consapevole che potrebbe funzionare come no.

 

5. Si dice molto spesso – e sono la prima a pensare che sia vero – che in un racconto, in una storia, ci sia molto dell’autore. Ma nel suo caso c’è molto anche di quel Demone che lei reputa l’artefice delle sue parole. Cosa può dirci di tale entità? Arriverebbe davvero ad ucciderla se lei non scrivesse?

Penso che mi abbandonerebbe, il che sarebbe anche peggio.

 

NARR: Il Dottore si ferma e mi squadra come a voler carpire quanto di ciò che ho detto faccia davvero parte del mio pensiero. Un sorriso accattivante trova spazio sul suo volto mentre si dirige con passo lento e cadenzato all’armadio chiuso a chiave. Lo apre con estrema calma, come a volermi far stare il più possibile sulle spine, fino a che tira fuori un plico enorme, gettandolo poi sulla scrivania.

“È questo il vero senso del mio lavoro” spinge verso di me il primo foglio della pila, dove a caratteri cubitali è stampata la parola ‘romanzo’. “È qui che troverà il vero senso di questo posto e di me”.

I miei occhi si illuminano di curiosità e, come se fossi sotto l’effetto di qualche droga al profumo di inchiostro, allungo la mano tentando di sfiorare quella dose di cui ho bisogno per continuare a vivere.

Il Dottore è più veloce di me e mi toglie il plico da davanti, lo ripone nell’armadio e lo chiude a chiave insieme alla mia speranza di sapere cosa contiene.

“Non è pronto, nessuno può leggerlo. Non ancora”.

 

6. Non può dirci proprio niente di ciò che quel romanzo rappresenta per lei e cosa per i suoi lettori? Una piccola anticipazione su cosa il Dottor Notte ha in serbo per noi?

Come ho già spiegato, nemmeno io so bene quello che succede nelle mie storie fino a quando non scrivo la parola fine. Parlerei di cose che non so. Quel che è sicuro è che sarà destinato a una cerchia molto ristretta di persone: quelli a cui piace sentire il brivido dell’ineluttabile. Sentirsi braccati ogni secondo, ogni istante.

Ho compassione degli abitanti di Whitecastle e Carivan, le città (non cercatele, non esistono) in cui ambiento la mia storia. Da quelli che hanno letto “Trick or treat” mi aspetto che ritrovino dei personaggi che già hanno visto di sfuggita, da qualche parte, in qualche racconto.

 

7. Aprirà mai il suo studio ai lettori più fidati che incontrerà sulla sua strada? Un pass speciale per il suo antro sarebbe ben accetto da molte persone che vorrebbero conoscerLa e fare un giro qui sotto.

Non faccio alcun mistero di quello che è “l’antro”. Partecipo volentieri i retroscena di quello che succede durante la produzione scritta. Sono, al contrario, molto geloso dello svolgersi delle mie storie. In genere, fino a quando non sono concluse, non condivido in nessun modo alcunché della trama. So di scrittori che rendono partecipi i lettori del processo produttivo, coinvolgendoli con domande, doppie scelte… io non sono tra quelli. Lo trovo un modo squallido e poco professionale per invogliare il lettore stesso a comprare un prodotto finito in cui ha giocato una parte attiva, diventando a tutti gli effetti un coautore.

 

NARRAZIONE:

Un lieve bussare ci distrae dal nostro parlare. Resto in attesa che qualcuno si faccia avanti o che il Dottore inviti il nuovo arrivato ad entrare, ma niente si muove.

Il bussare si ripete incessante e sinistro.

“Mi dispiace” professa il Dottore alzandosi in piedi e facendo qualche passo verso di me. “Il tempo è finito. Il Dottore deve tornare dai suoi pazienti. Queste pareti non si imbrattano certo da sole e le grida, bè, quelle non finiscono mai ma possono essere allievate, non crede?”

Mi ritrovo ad annuire.

“C-credo di sì”.

Il Dottore mi fa strada verso l’uscita e, senza proferire nessuna parola, mi apre la porta e mi fa cenno di uscire.

“Tutto qui?”

Sono un po’ delusa dal non essere riuscita a visitare la struttura, di non aver toccato con mano le pareti imbrattate del Dottore e di non avergli fatto dire nulla di più sul romanzo nascosto.

“Non avrà pensato di scoprire tutti i miei segreti oscuri alla prima visita, vero?”

La porta si chiude.

Non posso però a fare a meno di sorridere, il Dottore ha parlato di una prima visita non di unica o ultima. La mia speranza di tornare in quel posto e di incontrarlo di nuovo, per poi ovviamente parlarne a voi lettori, sta crescendo ad ogni passo che inspiegabilmente faccio per allontanarmi da lì.

E, la prossima volta, una delle celle del suo manicomio si aprirà liberando il mostro al suo interno…

 

SPERO CHE  VI DIVERTIATE A LEGGERE QUESTA INTERVISTA – RACCONTO NEI MEANDRI DEL MANICOMIO DEL DOTTOR NOTTE COME IO MI SONO DIVERTITA AD ARCHITETTARE IL TUTTO *-*

 

Vi lascio le copertine dei suoi lavori con le trame accanto:

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“Perché scrivo storie macabre? Perché ne ho un disperato bisogno. Il mostro alle mie spalle vuole che lo faccia… E lo amo per questo.” Una ripugnante donna che ha fame del dolore altrui, una dolce bambina autistica che canta una canzone, un padre morente infermo nel letto, un assassino che riceve l’ennesimo incarico di morte, una pietra dai poteri portentosi ed una coppia di genitori martoriati dal dolore per la perdita del proprio figlio. Sei brevi racconti imbevuti di orrore. Sei storie per chi, dopo aver spento la luce, fa fatica a convincersi che quelli che ha sentito dal corridoio non sono passi, ma il frutto della propria immaginazione.

 

 

 

Dodici racconti intrisi nel sangue. Pizzaioli matti, autobus su cui non si deve salire, un funerale al limite dell’assurdo e cofanetti che non bisogna aprire: sono solo alcuni dei protagonisti e delle paradossali situazioni che troverete in queste dodici storie. Dodici sguardi nel buio e per chi vuole assaporare l’arcano piacere della paura.

 

I sogni degli abitanti di Whitecastle verranno sconvolti da una creatura che promette di realizzare i loro desideri. L’irrefrenabile voglia di Eric di possedere un disco autografato della sua band preferita da il via ad una catena di morte senza fine, alla quale cerca di porre rimedio strappando al piccolo Alvin una promessa: “Non devi dormire”.

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2 commenti su “Benvenuti nel manicomio del Dottor Notte – incontro con l’autore

  1. Orianna Trentinaglia il said:

    Mi è piaciuta molto quest’intervista. Ho lavorato 7 anni in psichiatria e adoro capire cosa passa per la mente umana. Amo i romanzi sui serial killer, cosa li spinge a commettere determinate azioni macabre. Studiarne il profilo psicologico. Volevo fare la criminologa o meglio quella che chiamano la profiler. Tienimi informata. La cosa mi ha intrigata moltissimo. Ho tutti i suoi libri in lista e li leggerò presto. Grazie per la piacevole lettura.

    • Ciao Orianna, sono io che devo ringraziare te per questo commento. Mi ha fatto veramente piacere leggerlo e scoprire che hai lavorato per 7 anni in psichiatria. Questo perché ho sempre trovato, come te, intrigrante capire la mente umana e penso che – ora che me lo hai fatto collegare tu – uno dei motivi per cui ammiri tanto Antonio Nunziante sia perché nelle sue storie, nei suoi personaggi, c’è davvero tanta psicologia e uno scoprire che cosa c’è dentro la mentalità di chi lui stesso muove.
      Sono felicissima che tu abbia tutti i suoi libri in lista, se ti farà piacere poi potremmo parlarne come meglio credi, e se vuoi rimanere aggiornata su lui ti lascio la mia pagina istangram (@la_tana_dei_libri_sconosciuti) e la sua (@il_dottor_notte) perché nel suo profilo potrai sempre rimanere aggiornata e quando posso condividere anche dal mio.
      Ti ringrazio ancora, è sempre bellissimo leggere commenti come questo <3.

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