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‘Il quaderno del lupo: come risolvere i problemi senza stress’ di Paolo Mosca – recensione

Buongiorno libromani tanosi,
vi è mai capitato di avere un problema insormontabile? Di trovarvi di fronte ad un ostacolo, per voi, invalicabile? Il libro di cui sto per parlarvi, ha delle risposte molto interessanti in merito!

 

Titolo: ‘Il quaderno del lupo: come risolvere i problemi senza stress’
Autore: Paolo Mosca
Formati: cartaceo, digitale
Pagine: 55

Trama: 

Il quaderno del lupo ti prende per mano per aiutarti a risolvere i problemi della vita quotidiana. In capitoli sintetici e agili ti racconta come trasformare i problemi in soluzioni e ti fornisce esercizi semplici da fare che ti aiutino a lavorare su di te. Oltre alle parti di testo, nel quaderno troverai direttamente lo spazio per fare gli esercizi proposti così che non ti serva altro per portare avanti il tuo percorso. “Ho scritto questo quaderno innanzitutto per me, è una piccola bussola che mi aiuta a ritrovare la strada di casa ogni volta che mi perdo. Spero possa essere utile anche a te che stai leggendo rendendo più leggero il rapporto che hai con i problemi e trasformandoli in quello che sono: occasioni di crescita e divertimento, scuse per delitti e rinascite.

 

Recensione tanosa

Quando mi sono ritrovata tra le mani ‘Il quaderno del lupo’ non sapevo esattamente cosa aspettarmi. Avevo letto la trama, certo, rendendomi subito conto che avrei letto consigli, situazioni, esercizi su come superare lo stress, anzi, su come affrontare quei problemi che, purtroppo, non fanno altro che prendere le sembianze di enormi, gigantesche, montagne insormontabili. Quello che mi sono subito chiesta è: come sarà affrontato l’argomento? Mi ritroverò a leggere un saggio? Un mini trattato sull’argomento?

Ora che ho concluso la lettura, devo dirvelo, questo libricino ha dalla sua parte l’essere fresco, originale e a portata di tutti. All’interno, dopo una prefazione dello stesso autore, veniamo subito fatti immergere nella sua filosofia di vita, pensiero che Paolo Mosca ha, segue e ci consiglia. Le sue parole vengono condite da aneddoti, come ad esempio quando Alessandro Il Grande si ritrovò a dover sciogliere il nodo per diventare re. Mosca ci fa presente come si sviluppò la situazione ma ci racconta anche come si sarebbe potuta srotolare… tutto può cambiare in un secondo…  nel battito di una scelta… tutto è diverso a seconda di quale approccio usiamo o pensiero vi associamo.

Una delle teorie che mi è rimasta impressa, si trova proprio nel capitolo primo, è qualcosa su cui si basa ogni essenza del libro (almeno secondo me): rimanere fermi, staccati da qualsiasi tecnologia, da soli, su di una sedia (non troppo comodo, come dice l’autore stesso) a pensare, riflettere, a sentire noi stessi.
Non so se anche a voi è mai successo, ma mi capita di avere dei periodo, come li chiamo io, pieni, full, in cui l’unico modo per ricaricare la spina è staccare da tutto. Non perché ciò che faccio non mi piace, non mi soddisfi o mi dia noia, ma semplicemente perché la testa, la mente e il corpo necessitano anche di questo tipo di riposo. Solitamente poi torno più carica e anche con nuove idee.

Paolo Mosca in ‘Il quaderno del lupo’ parla anche di questo, ma le sue tecniche per risolvere i problemi senza stress vanno oltre: toccano la base del pensiero di ognuno di noi. Il libro, proprio per questo, è suddiviso in capitoli che hanno nelle ultime pagine uno spazio per eseguire gli esercizi che l’autore ci invita a fare, per seguire quella che lui stesso chiama una bussola per ritrovare la via di casa.
Il messaggio positivo, inoltre, che ho trovato nel libro è che i problemi possono essere superati, che molto del lavoro – se non tutto – dipende da noi e che le contraddizioni fanno parte della vita e di noi stessi. Ecco perché un capitolo ci parla di quanto sia importante ritrovarci attraverso la solitudine, risolvere i problemi da soli, e quello successivo dell’essenzialità degli altri.
Un equilibrio.
Ecco di cosa abbiamo bisogno.
E ‘Il quaderno del lupo’ si augura di aiutarci a trovarlo, non una volta soltanto, ma ogni volta che lo perdiamo, perché fa parte di noi il perderlo, almeno ogni tanto. 

Buona lettura!

 

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