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Intervista all’autore Guido Sgardoli

Buongiorno libromani tanosi,
ho conosciuto l’autore che sto per presentarvi, grazie alla figlia di una mia cara amica che stava leggendo uno dei suoi libro ‘Pronto soccorso insetti’ e, incuriosita, le ho chiesto il titolo e in pochissimo tempo Camilla – la protagonista – mi aveva raccontato tutta la sua storia. Mi sono appassionata così tanto al suo modo di pensare, di rapportarsi agli animali – soprattutto agli insetti – che non ho resistito: ho contattato Guido Sgardoli per richiedere un’intervista. Quindi, ringraziamo Camilla per l’opportunità di conoscerlo meglio. 

 

INTERVISTA ALL’AUTORE

 

D: Direi di iniziare dal principio, quando hai scoperto che la tua ispirazione non ti avrebbe mai lasciato tranquillo fino a che non ti fossi deciso a scrivere le tue storie?

R: In realtà ho iniziato a scrivere brevi racconti molto presto, a undici anni circa. E prima disegnavo fumetti, il che significa comunque realizzare e raccontare storie anche se per immagini. Quindi non ho mai dovuto cedere al “bisogno” di scrivere perché lo facevo naturalmente, fin da ragazzino.

D: Qual è il primo libro che hai pubblicato? Possiamo trovarlo ancora in vendita?

R: È stato George Blatt, amministratore condominiale, la storia di uno scarafaggio che fa, appunto, l’amministratore di condominio, pubblicato da Salani negli Istrici. Il libro è stato ripubblicato qualche anno fa da Giunti con il titolo Blatt. Era una storia scritta per divertire mio figlio, che allora frequentava le elementari.

 

Esiste un condominio abitato da soli insetti. Si trova al numero 36 di Darwin Road e tra i suoi abitanti ci sono un medico millepiedi, un grosso ragno imbranato, un anziano coleottero che gioca a golf, una cimice con il pallino della disciplina militare e soprattutto George W. Blatt, un enorme scarafaggio nero, figlio del “più grande amministratore condominiale che mai abbia strisciato nel buio di un seminterrato”. Questa pacifica convivenza va in pezzi quando un cane vagabondo si intrufola abusivamente nel palazzo.

Tra goffi tentativi diplomatici, battaglie e nuovi trattati, si scatenerà una guerra tra i microscopici inquilini e quello che ai loro occhi appare un gigantesco e terrificante invasore. Età di lettura: da 8 anni



D: Un aneddoto che ti va di condividere con noi sui tuoi momenti di scrittura?

R: Quando scrivo essenzialmente mi diverto, o mi commuovo, o mi spavento, a seconda di quello che capita ai miei personaggi. Qualcuno ha detto che gli scrittori sono attori davanti a una tastiera. Credo sia vero. A volte mi scopro a fare le facce, a provare le espressioni dei personaggi della storia che sto scrivendo. Non è un lavoro (anche se mi dà da vivere), ma una passione.
Scrivo sempre a casa. Ho bisogno di un nido confortevole intorno a me, per potermi dedicare interamente a quello che sto facendo. Conosco molti colleghi e colleghe che invece riescono a scrivere anche in treno, al bar o seduti sulla panchina di un parco.


D: Quali sono i generi in cui ti cimenti? Ne hai uno preferito? Come mai?

R: Credo di aver scritto libri di tutti i generi: giallo, storico, avventuroso, biografico, comico, horror, fantascientifico, di attualità. Quelli che preferisco sono gli stessi che mi affascinavano quand’ero un giovane lettore, gli avventurosi.





D: Ti va di parlarci del tuo processo creativo? Sei solito scrivere appena hai un’idea o pianificare prima ogni mossa dei personaggi?

R: Dipende dal libro. Se si tratta di un giallo, ad esempio, dove il meccanismo della storia deve essere perfetto, allora pianifico tutto nei dettagli (anche se qualcosa può sempre cambiare strada facendo). Per gli altri generi, invece, procedo con un’idea di base e dopo sto a vedere dove mi portano i personaggi via via che prendono vita e spessore. In ogni caso parto quasi sempre da loro, dai protagonisti. Mi accerto che siano veri, credibili, coerenti, quindi ne curo la psicologia, il vissuto, la famiglia, il carattere. Sono loro a muovere la storia.


D: Sono solita pensare che un buon scrittore sia anche uno avido lettore, hai un libro che ti porti nel cuore da sempre? Uno che ti ha sorpreso negli ultimi tempi?

R: Non conosco autori che non siano avidi lettori. La scuola di scrittura, se esiste, è lì, sotto i nostri occhi, nelle pagine dei buoni libri. I miei libri del cuore sono tanti. Uno è L’isola misteriosa, di Verne. Ma anche i racconti polizieschi di Poe, Zanna Bianca di London, Il buio oltre la siepe di Harper Lee, Furore di Steinbeck, Nel cosmo alla ricerca della vita di Piero Angela, La zona morta di Stephen King. Bastano?
Ultimamente mi è piaciuto molto 4321 di Paul Auster, la storia di un ragazzo in quattro versioni differenti, a seconda di quello che gli capita (o non gli capita) nella vita.



D: Hai un messaggio da lanciare a chi come te vuole scrivere e non sa se intraprendere questa strada? Qualche consiglio?

R: La prima cosa è amare i libri e le storie. Poi, essere curioso: le ispirazioni sono attorno a noi, basta coglierle. Infine provare a cimentarsi con brevi e semplici racconti e chiedersi “Mi piace? Mi diverto? Quando scrivo sto bene o mi viene l’ansia?

D: Concludo, chiedendoti il titolo del tuo ultimo libro in vendita. Trama? Curiosità?

R: L’ultimo libro uscito è Kid, il ragazzo che voleva essere Diabolik. Parla di un adolescente grande fan del fumetto Diabolik, che sogna di poterne ripetere le gesta. Grazie all’arrivo nella sua vita di una ragazzina rimasta orfana, Evelyn, riuscirà a emulare il suo eroe, sgominando un’organizzazione che opera in barba alle leggi sull’ambiente.

 


Si conclude qui l’intervista a Guido Sgardoli che ringrazio infinitamente per la sua disponibilità e le sue bellissime parole. Se non lo conoscevate, correte a vedere i suoi titoli, ne varrà la pena.

 

Come sempre grazie e….
Buona Lettura!


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