Intervista a Marie – antagonista de ‘La verità su Angela’ di Alessia Servidei

Buongiorno libromani tanosi,
ho del timore nel raccontarvi ciò che mi è successo ieri, forse un po’ troppo prevenuta mi sono immersa nel mondo di Angela, protagonista del romanzo di Alessia Servidei, ma non per parlare con lei, bensì con Marie. Chi è Marie? L’antagonista che terrà i vostri sogni con il fiato sospeso per ciò che creerà nel romanzo. 

Sono approdata, dopo un girovagare di alcuni minuti, nei pressi di una casa. Nell’osservarla mi sono subito resa conto di quanto fosse fatiscente: la vernice si scrostava con una facilità disarmante al sole e alcuni rami, delle piante cresciute accanto al lato ovest, sembravano farsi beffe del limite che le finestre avrebbero dovuto dargli nell’allargarsi. Difatti diversi vetri erano scheggiati, altri mancanti, ero certa che da delle angolazioni precise mi sarebbe stato possibile vedere all’interno. Mi stavo quasi per spostare, quando un fruscio alle mie spalle mi fece trasalire. Inspirai a lungo. Non ero certa di chi avrei incontrato dei tanti personaggi di Alessia, ma in quel momento, nello scorgere nell’ombra del fogliame quella spiccata eterocromia non ebbi più dubbi. 

 

D: «Ciao Marie, grazie di avermi concesso questo incontro. Posso chiederti come stai e come mai tra tutti gli altri personaggi sei venuta proprio tu per l’intervista?»

 

Decisi di esordire in modo più tranquillo possibile e di abbozzare un sorriso, per quanto i miei nervi tesi me lo permettessero. 

 

R: «Ciao Giulia, come vuoi che stia? Mi sento male! Sono venuta qui perché Angela mi ha solamente usata e sicuramente ora, che ha la sua famiglia perfetta, non si ricorderà nemmeno di me. Finché è servita Marie c’era sempre per difenderla, dato che è una frignona paurosa e ora? Dov’è lei per me? Io mi sento male, abbandonata e messa da parte. Ma gliela farò pagare cara!»

 

Una furia che non so nemmeno spiegarvi, libromani tanosi, è passata negli occhi di Marie mentre mi spiegava il suo pensiero. Alla fine, quando stavo per fare dei passi avanti per vederla meglio, coperta com’era dai giochi dell’ombra del boschetto dove eravamo, lei alzò le mani facendomi segno di fermarmi. Mi si raggelò il sangue nel vederla chiuderne una a pugno e nel colpire l’albero che aveva più vicino. Deglutì e decise di continuare con le domande. Se era giunta fin lì, voleva dire che anche lei desiderava parlare… Questo ciò che mi ripetevo… 

 

D: «Mi dispiace per ciò che stai passando. Puoi dirmi, senza entrare troppo nei dettagli per non spoilerare nulla ai lettori, come ti definiresti per Angela, la tua migliore amica da tempi immemori?»

 

Marie sorrise, le labbra le tagliarono a metà perfetta le guance e, prima di vederla aprire bocca per rispondermi, sono certa di aver scorto un luccichio sinistro nel suo sguardo.

 

R: «Angela non aveva nessuno prima di conoscere me. Ero la sua unica amica e, come ho detto prima, l’unica a cui  importasse qualcosa di lei. Eravamo sempre insieme e condividevamo tutto. Io ero la sua guerriera e lei la mia principessa da proteggere. Eravamo inseparabili. Fino a quel maledetto giorno in ospedale…»

 

 

Trama: Gli incubi, nemici del suo sonno, l’unico portale verso ciò che dovrà affrontare. Angela, una rinomata psicologa, votata con il suo lavoro ad aiutare chi ha subito dei traumi profondi, non riesce più ad abbandonarsi al sonno. Ogni qualvolta che chiude gli occhi, degli incubi spaventosi corrono alla sua mente, come tanti tentacoli oscuri e densi d’inchiostro. Tutto intorno a lei diventa marcio, ogni cosa si ricopre di muffa e di un odore stantio. La verità continua a sfuggirle dalle dita, ancorandosi in profondità nel suo passato. Per la prima volta, dovrà imparare che non serve essere bravi a guarire le ferite degli altri, quando si lasciano sanguinare le proprie. Quando il dolore di una paziente diventa il riflesso del tuo, scappare non serve: le voragini del passato trovano sempre il modo di raggiungerti, buttarti a terra e ghermirti. Lasciare che l’oscurità le offuschi la mente non è mai stato così facile.

 

 

La squadrai ancora per un attimo prima di proseguire, era come se la sua essenza si sposasse perfettamente con le zone d’ombra e odiasse quegli sprazzi di luce che il fogliame ci regalava di tanto in tanto.

 

D: «Se fossi stata al posto di Angela, ti saresti comportata nel suo stesso modo o il libro che sarebbe venuto fuori dalle tue memorie, sarebbe stato completamente diverso?»

 

Mi rispose immediatamente, come se avesse già pensato a un’eventualità simile.

 

R: «Non sarei sicuramente stata una fifona e mi sarei fatta valere con quella strega. Se oggi Angela è ancora viva, tanto da aver scritto questo libro, lo deve solamente a me! Ma stai tranquilla Giulia, se ne renderà conto molto presto…»

 

Avrei voluto aggiungere altro ma, dopo avermi sorriso e concluso la sua intervista con questa velata minaccia, girò sui tacchi e sparì dalla mia vista. Non mi rimase altro da fare se non continuare ad osservare il posto lasciato vuoti dai suoi occhi… chiedendomi cosa volesse dire con quelle parole… 

Un brividi mi percorse la schiena, segno di sventura?

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