Intervista a Claudio Bolle – autore di romanzi storici

Dolci libromani tanosi, ho una notizia molto bella: anche nel 2019 continuerò a deliziarvi con le interviste degli autori facenti parte del gruppo facebook ‘Io leggo autori emergenti‘! È una collaborazione a cui tengo veramente tanto perché grazie a questa potremmo – sì ovviamente anche io – conoscere e supportare tantissimi e nuovi autori emergenti.

Inoltre vi ricordo che se scegliete di leggere emergente non potete non visitare la Bookshop – letture d’esordio e innamorarvi dei titoli in vendita!

Oggi vi parlerò di Claudio Bolle, un autore di romanzi storici che ha pubblicato con Lettere Animate fino a giungere con un quarto volume della sua saga alla Santelli edizioni.

Conosciamolo insieme 😊.

 

L’intervista.

 

 

1. Salve Claudio, spero riuscirai ad ambientarti bene e subito nel salottino della Tana, quel posto in cui insieme ai miei lettori vado a conoscere voi autori ^-^.

 Il tuo progetto è una saga di libri storici molto interessante. Il primo di questi è L’impero d’acciaio – Il fiume si divide ed è ambientato nella Roma di Tiberio.

Mi chiedevo: perché proprio questo periodo storico? Perché la scelta è ricaduta, tra i tanti, sull’imperatore Tiberio?

 

Vi sono molti buoni motivi: ho studiato le figure dei vari imperatori e dei periodi in cui hanno regnato e Tiberio mi è parso il più adatto: uomo di grande cultura, valido generale, attento alla gestione economica e organizzativa dell’enorme impero.

Non solo: l’assassinio (storico) di suo figlio Druso, da parte della moglie e dell’amante di questa, mi dava modo sia di far dare fiducia ai quattro protagonisti, che avrebbero rivelato il complotto, sia di creare una frattura netta con la storia che conosciamo, a prescindere dagli altri apporti che questi avrebbero dato.

Altre considerazioni: la situazione dell’impero, ancora recuperabile, e la presenza in Palestina di un’importante figura storica, presenza solo accennata nella Trilogia, ma che diverrà importante nel quinto capitolo della Saga.

 

2. La storia è una disciplina che mi ha da sempre affascinato, pietra dopo pietra ha creato ciò che ci circonda, in un modo in cui ogni piccola folata di vento avrebbe potuto cambiare ogni cosa.

Qual è il tuo rapporto con la storia? Appassionato di date ed eventi fin dai banchi di scuola o un amore improvviso e passionale nato poi?

No, date ed eventi li ho sempre odiati. Ma la storia vera è fatta da uomini donne, le guerre e le rivoluzioni sono una conseguenza delle loro azioni. Ecco, studiando gli aspetti della società si capiscono le motivazioni di una certa guerra, ed è ciò che realmente importa.

O leggendo la lettera inviata a casa da un legionario di origine egiziana, che nel terzo secolo era di servizio in Pannonia, l’attuale Slovenia. È commovente vedere come potrebbe essere stata scritta da uno dei nostri ragazzi in Afghanistan, o da qualsiasi altro soldato in qualsiasi epoca. E dà anche la misura dell’organizzazione romana: c’era la posta. E funzionava.

 

3. Dalla trama possiamo leggere che dei personaggi, non meglio identificati perché ovviamente chi li vuole conoscere andrà poi a leggere il libro, vengono spediti indietro nella Roma Imperiale e qui si ritroveranno a fare i conti con il flusso normale della storia.

Non è raro che parlando di questo periodo storico la mente si volga verso la figura del legionario o di altri elementi strettamente romani, magari legati proprio all’arte della guerra, ma nella copertina questi non sono raffigurati. Esiste un motivo preciso che ha dettato questa scelta? Parlaci di cosa ti ha spinto a optare per tale immagine.

 

Innanzitutto una precisazione sul flusso della Storia: ho immaginato che il loro arrivo creasse un universo parallelo, in cui le loro azioni non andranno a influire sul tempo dal quale provengono. È una delle teorie speculative dei fisici sugli effetti che potrebbe provocare un tale evento. Ed è quella che dà il titolo al primo romanzo: Il Fiume (il Fiume del tempo) si divide, prendendo due corsi simili e paralleli.

Quanto alla copertina, la prima cosa che la mia CE mi ha proposto è stata l’immagine di un legionario. L’ho scartata, semplicemente perché nella Trilogia non si parla di legioni, né di guerre, ma della società romana, che in pochi mesi viene sconvolta dall’arrivo dei nostri eroi.

Che a loro volta ne assorbono alcuni lati, tra cui le abitudini piuttosto licenziose, tanto che non mancheranno scene “bollenti” che, pur senza essere eccessive, in quantità e qualità, faranno da filo conduttore a tutta la Saga.

Di qui la scelta di estrapolare un dettaglio di un quadro del pittore inglese J.W. Godward, come per gli altri due romanzi che completano la trilogia.

 

4. Una domanda personale: che cosa ti ha ispirato nella scrittura? Cosa ti ha spinto a scrivere, condividere le tue idee con noi lettori e, quindi, non far rimanere tutto solo una fantasia?

Non ce la facevo più ad avere certe fantasie che mi frullavano in testa. Sogno spesso ad occhi aperti e mi capitava di immaginare, con sempre maggior frequenza, come mi sarei interfacciato con un qualche grande personaggio dell’antichità.

Una mattina mi sono deciso a buttar giù qualcosa, sperando di farla finire, convinto che non avrei scritto più che una cinquantina di pagine. Ho iniziato a documentarmi, per scegliere il periodo, di cui ho parlato più sopra, poi la scelta dei personaggi da far arrivare, per non rendere loro la vita troppo difficile, volevo concentrarmi sul dopo, non sulle avventure che li avrebbero portati alla corte di Tiberio… e ne avrei avute, di idee, ma sarebbe stato troppo lungo.

Iniziato faticosamente a scrivere, cosa mai fatta, se non per molto prosaici contratti, complessi quanto si vuole, ma certo non romanzi, arrivato a 200 pagine avevo appena cominciato. Arrivato a 400 ho deciso per un secondo romanzo e l’ho mandato a un amico, mia moglie non sapeva che stavo scrivendo, ho il mio studio, impenetrabile.

Questo, accanito lettore, come me, mi ha detto che era una bella storia, ma che aveva bisogno di parecchi ritocchi. Per dargli soddisfazione li ho apportati e, ottenuta la sua approvazione (credo l’abbia letto sei volte, nelle varie versioni), l’ho spedito a una manciata di Case Editrici. Sei mesi dopo, una ha risposto che lo accettava e lì mi sono accorto che scrivere un romanzo non è che la decima parte del lavoro necessario a renderlo fruibile al lettore. Tutto qua. Alla fine è diventato un Trilogia di 1400 pagine fitte.

 

5. Vorrei ora chiederti di parlarci brevemente degli altri due romanzi storici già pubblicati: “L’impero d’acciaio – L’Accademia degli Dei” e “L’impero d’acciaio – Il segreto di Vesta”, un continuo dell’arrivo dei sette personaggi negli anni di Tiberio o altro ancora?

Meglio che parli anche del primo, finora non l’ho quasi fatto. Sono in pratica un unico romanzo, per quanto ciascuno si concluda senza lasciare troppo in sospeso il lettore.

“Il Fiume si divide” inizia conoscendo i protagonisti negli ambienti del loro tempo, per trovarli presto proiettati nel 22 AD da un evento inatteso. Il romanzo si svolge nell’arco di quindici giorni, quasi con la struttura di un diario. Naturalmente, l’imperatore Tiberio e il figlio Druso, personaggi storici, saranno protagonisti al pari degli altri e a questi si affiancheranno molte figure secondarie, ma importanti.

Il secondo, “L’Accademia degli Dei”, riparte all’indomani del primo, e si svolge nell’arco di due mesi, facendo emergere un altro protagonista e altri comprimari e lì cominceremo a vedere un po’ di azione.

Il terzo, “Il segreto di Vesta”, parte anch’esso all’indomani della fine del precedente, e a sua volta si svolge nell’arco di due mesi, ma con un finale a sorpresa. È ricco di colpi di scena, a volte particolari.

Quindi, sono di fatto un unico romanzo, con un’attenzione quasi maniacale al dettaglio storico, anche nel carattere dei personaggi, che ho concepito per immergere il lettore, non per annoiarlo… spero di esserci riuscito. Ho indugiato in descrizioni tecniche, limitandomi, e in qualche disquisizione filosofica, oltre che in confronti tra le due epoche, spesso attraverso salaci battute dei protagonisti.

Due parole anche su di loro: i quattro italiani sono poco meno che quarantenni, tutti affermati nei loro campi, e tra loro una prof di latino, protagonista indiscussa del primo romanzo, inserendo la quale ho risolto il problema della lingua.

Una nota che potrebbe interessare in particolare le lettrici: in tutta la Saga, le donne non sono fragili creature sottomesse, ma prendono l’iniziativa, non solo per conquistare i loro uomini, ma anche per combattere, con le armi o con le parole: belle, colte e forti… e molto disinibite.

Del resto, Roma ha avuto figure storiche di donne molto influenti, che conosceremo nel quarto romanzo: Livia, moglie di Cesare Augusto e madre di Tiberio, sua cognata Antonia e la sposa di suo nipote, Agrippina, che da sola, col piccolo Caligola in braccio, ha convinto un’intera legione a non disertare.

 

 

 

6. Per concludere mi piacerebbe che tu ci lasciassi con delle informazioni, che saranno ben accolte, sul tuo ultimo lavoro: il quarto libro della saga dell’Impero d’acciaio. Titolo? Un pizzico di trama? Tutto ciò che puoi e ti va di condividere con noi.

Hai detto bene: col quarto capitolo, “L’Impero d’acciaio” diventa una saga.

La Trilogia è conclusa, il quarto inizia da pochi giorni dopo il penultimo capitolo, non dopo l’ultimo… ovviamente, non ne spiego il motivo, rovinerebbe il finale del terzo.

Il quarto, “Gli artigli dell’Aquila”, finisce esattamente due anni dopo l’arrivo a Roma dei sette protagonisti e in questo, oltre a seguire le loro avventure e a conoscere certi loro aspetti, sottotraccia nei primi, troveremo epiche battaglie, eroici legionari, personaggi insoliti, intrepidi navigatori, incontreremo lontane civiltà.

Vi saranno molti comprimari, addirittura protagonisti di alcuni capitoli, e assumerà un ritmo completamente diverso dagli altri: molta più azione, ambientazioni esotiche… insomma, succede di tutto, sempre con un occhio alla credibilità storica.

Quasi dimenticavo: a margine della Saga, ho pubblicato una breve biografia romanzata dell’imperatore Tiberio, figura storica che mi ha affascinato e che ormai conoscevo quasi a memoria: “Tiberio, l’imperatore triste”. Breve ma esaustiva, è una lettura adatta anche a un ragazzino delle medie e mi dicono che si beve.

 

 

Si conclude qui l’intervista in cui vi ho presentato Claudio Bolle, autore di romanzi storici in particolare sull’era di Tiberio. All’uscita di questo articolo, purtroppo, non ho ancora letto i romanzi qui sopra citati, ma spero di poter ovviare a questa mia mancanza quanto prima 😍.

L’autore ha un sito personale in cui aggiorna i suoi lettori, vi lascio il link, qui troverete articoli di approfondimento sui suoi romanzi e tante curiosità.

La novità più bella è che ‘Gli artigli dell’aquila’ esce proprio oggi, all’uscita di questa intervista, e vi lascio qui il link di acquisto.

Buona lettura!

 

 

 

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