Conosciamo meglio l’autore Roberto Ciardiello

Qui nella Tana ci cerca di unire a doppio filo autori e lettori per creare dei rapporti di fantasia e immaginazione senza fine! E quale modo migliore di farlo se non con un’intervista?

Roberto Ciardiello è l’autore, al momento, de La casa dalle radici insanguinate (qui la recensione) e La vendetta nel vento, e di seguito troverete le risposte che sveleranno il suo animo e la sua vena da scrittore.

Buona Lettura!

 

 

 

  1. Ciao Roberto, come ti sei avvicinato alla scrittura? Pensi si possa definire un amore che porti con te dalla culla o un affetto nato così all’improvviso?

Ciao e grazie per l’ospitata.
A discapito della figura poetica dello scrittore che inventa storie sin da quando ha imparato a scrivere, devo dire che per me non è così. Ho cominciato, credo, otto-dieci anni fa, mentre la prima pubblicazione (in antologia AA.VV.) risale al 2012. Da quel giorno, tra alti e bassi e blocchi vari, sono andato avanti.

 

  1. Il romanzo che nel Blog conosciamo meglio, perché recensito, è ‘La casa dalle radici insanguinate’ di genere thriller/horror. Come ti sei avvicinato a questo genere? Nello scrivere ti ispiri a qualche genio di questo genere del passato o contemporaneo?

Be’, l’avvicinarsi alla lettura di thriller/horror è una diretta conseguenza della mia passione cinematografica per il genere, praticamente ci sono cresciuto. Va da sé che, se si decide di iniziare a esplorare il mondo della lettura, si parte proprio dal genere che più piace. Non sono un lettore monotematico, comunque, anche se fortemente sbilanciato.

Per quanto riguarda l’ispirazione, di maestri ne ho, ma cerco di non essere la brutta copia di King, Ellroy e Bunker.

 

  1. Da che cosa è ispirata la copertina di questo romanzo?
    Devo dire che il colore predominante è il rosso, anzi rosso e nero, è corretto dire che sono indice di ciò che poi troveremo all’interno del romanzo? Quindi rappresentazione di un’atmosfera che troveremo sempre più crescente?

La copertina descrive, in maniera distorta e allucinata (e ringrazio Lia Winchester di È Scrivere – ha fatto un ottimo lavoro), Villa Marchetti, la casa dei gioiellieri vittime della rapina. E quei colori, sì, puntano a suggerire al lettore fatti di sangue e violenza (mai gratuita e fine a sé stessa) in cui si imbatteranno.

 

  1. All’interno della storia si possono notare dei pov (point of view) dei diversi personaggi, a cosa si deve questa scelta? C’è uno stile particolare che ti ha ispirato o è qualcosa che è venuto spontaneo man mano che buttavi su carta la storia?

 

Credo che variare punto di vista in corso di narrazione sia una tecnica molto efficace, se si vuole scandagliare la psiche dei vari personaggi. In quest’occasione mi sembrava adatto fare una cosa del genere, per rendere i personaggi più tridimensionali possibile. Spero di essere riuscito nell’intento.

 

  1. Una cosa che mi ha colpito durante la lettura è la tua capacità di non dire tutto e subito. Prima è presente l’analisi della situazione che si sta vivendo e, soprattutto, si conoscono i personaggi che poi tu muoverai come un elegante burattinaio. Si potrebbe dire che la componente paranormale, a volte, si cela in secondo piano per dare via libera ad altre particolarità del romanzo.Ti sei ispirato a qualche leggenda reale o fittizia? O è tutta farina del tuo sacco?

In un buon romanzo horror-fantastico che si rispetti (parlo in generale, non del mio) la componente paranormale dovrebbe essere sempre in secondo piano, a favore di una buona caratterizzazione dei personaggi e di una quotidianità (leggasi “vita reale”) che non dovremmo mai perdere di vista. Basti pensare, non so, al Cujo di King, o a qualsiasi altro suo lavoro: sarebbero cose gradevoli da leggere anche senza l’elemento horror (paranormale o meno).

Per quanto riguarda l’ispirazione no, non mi sono ispirato a nulla di folkloristico. Al cinema piuttosto, questo sì: i vari film dell’orrore anni ’70-’80 sono abbastanza colpevoli, in questo caso.

 

  1. Ma ora passiamo a parlare di te come autore in genere, quali sono i canali dove i lettori possono trovarti?

Non ho altro che un account Facebook, al momento, e un profilo Goodreads. Ho anche una mail con cui mi si può contattare: la si trova nel libro.

 

  1. Hai altre pubblicazioni all’attivo o sorprese per noi lettori? Hai cambiato genere o sei rimasto legato al thriller con sentori di horror/macabro?

A parte vari racconti sparsi in altrettante antologie AA.VV. (edite da piccole case editrici), prima de “La casa dalle radici insanguinate” ho fatto uscire, sempre tramite Self-publishing, la novella “La vendetta nel vento”. Il genere è sempre quello.

 

  1. Come hai capito di essere pronto alla pubblicazione vera e propria? Metterti, quindi, in gioco e far giungere così la tua storia a più lettori possibili?

Prima dell’uscita de “La casa dalle radici insanguinate” ho lavorato qualche mese fianco a fianco (virtualmente) con un editor professionista (Lucia C. Silver di È Scrivere). È stata un’esperienza molto interessante, mi sento di consigliarla a chiunque desideri immettere sul mercato un self di qualità.

Quando un testo è pronto per la pubblicazione, lo si capisce. E se non lo capisce l’autore… te lo fa capire l’editor.

 

  1. Ho notato che con ‘La casa dalle radici insanguinate’ hai scelto la via dell’auto-pubblicazione: come ti sei trovato in questa avventura? Hai delle promozioni o eventi di cui vuoi parlarci?

Al momento mi trovo bene. Sei il padrone assoluto del tuo lavoro, decidi tutto tu, gestisci tutto tu e hai sempre davanti agli occhi il grafico delle vendite. Di contro, purtroppo, col self non si arriva in libreria né sui banchi degli stand nelle fiere, quindi hai visibilità molto ridotta. Pro e contro, insomma.

Al momento di promozioni non ne sto facendo. In passato, sempre con l’aiuto di Lucia, abbiamo messo su un blog tour e dei quiz riguardanti il romanzo. È stato molto divertente.

 

  1. Ti ringrazio per l’intervista e, come ultima domanda, ti chiedo: il finale lasciato aperto de ‘La casa dalle radici insanguinate’ ci indica che potresti riprendere a scrivere ancora su questi temi e/o personaggi?

Sì, il finale aperto è lì per due motivi:

  1. a) Stimolare la fantasia del lettore che, arrivato all’ultima parola della storia, si ritrova a scriverne il seguito, anche se solo nella sua testa;
  2. b) mettere nero su bianco un eventuale seguito. L’idea di base c’è, anche se non ho ancora iniziato a svilupparla.

 

Arrivati alla fine dell’intervista non mi resta che ringraziare Roberto Ciardiello, Lucia C. Silver (che mi ha fatto conoscere questo romanzo) e te lettore, che sei giunto fino a qui!

 

Alla prossima,

 

 

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